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Io ci sono

Mentirei se dicessi che non mi sono sentita impotente e piena di rabbia di fronte alle immagini della Guardia di Finanza che porta via Carola, arrestata per umanità. E’ questo il capo di imputazione che sceglierei se fossi pubblico ministero […]

Mentirei se dicessi che non mi sono sentita impotente e piena di rabbia di fronte alle immagini della Guardia di Finanza che porta via Carola, arrestata per umanità. E’ questo il capo di imputazione che sceglierei se fossi pubblico ministero e non avvocato. Un reato non codificato ma esistente di fatto, nato dalla realtà dei nostri giorni, una realtà fatta di distinzioni, una realtà in cui si vuol far credere che chi sta con Carola non sta con i terremotati, chi vuole gli immigrati non vuole gli italiani, chi vuole accogliere non vuole regolamentare l’immigrazione.

“Questa staffetta del digiuno non serve a nulla, questi tweet non servono a nulla, questa protesta non serve a nulla, questa manifestazione non serve a nulla, criticare non serve a nulla, attaccare Salvini non serve a nulla”.

Mi sento ripetere continuamente che nulla serve a nulla.

Io invece penso che ogni cosa serva, serve per contarci, serve per non farci sentire soli, serve per far giungere la nostra presenza a chi viene trattato come Cristo in croce per aver scelto di farsi arrestare per umanità.

Penso che tutto serva per contrastare le altre masse, quelle fatte di persone che quando sono in gruppo si sentono forti e quando sono soli sono tanti agnellini.

Penso che se quel ragazzo sul molo non si fosse sentito forte della presenza di tanti altri odiatori non avrebbe mai urlato a Carola  ” spero ti violentino sti negri”.

E penso che Salvini stia usando le masse, le stia fomentando, stia facendo credere ai suoi elettori che sono i più forti, che sono i protagonisti, che sono loro a scegliere chi viene prima, che sono loro i primi, che sono loro ad avere più diritti di altri.

Non dobbiamo disperare, non dobbiamo sentirci impotenti, non dobbiamo piangere, non dobbiamo insultare loro a nostra volta, non dobbiamo sprecare energie con le masse, non dobbiamo farci togliere la speranza.

Tocca a noi  avere il coraggio anche per loro che si sentono forti solo nel gregge. Tocca a noi chiamare la loro individualità. Tocca a noi confrontarci con ciascuno di loro, credere nell’umanità annichilita da chi è davvero  malvagio e ci governa in questi giorni, affinché questi siano gli ultimi giorni.

Non perdiamo la speranza, non pensiamo che nulla serva.

Tutto serve, anche solo confrontarci. Perché dal confronto nasce sempre qualcosa di buono per combattere il male, per resistere, per non annegare anche noi nel mare dell’indifferenza.

Partiamo da qui. Io ci sono. E tu?

 

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