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Regole e confini

"Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale, mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento".

Non sarà famoso come il giuramento di Ippocrate ma questa è la formula sacramentale che tutti gli avvocati prestano abbracciando la professione forense.

Forse troppo vaga e dai contorni indistinti, ragion per cui ci accompagna il codice deontologico che più nello specifico ci indica diritti e doveri.

Nel leggere i tweet riportati nell’articolo con le invettive sgradevoli e a tratti sguaiate del collega Rosario Imbergamo nei cronfronti della Gip di Agrigento Alessandra Vella, ho ritenuto utile, per me stessa, ricordare i principi indicati agli artt. 9 e 53 del codice deontologico.

Art. 9 – Doveri di probità, dignità, decoro e indipendenza

  1. L’avvocato deve esercitare l’attività professionale con indipendenza, lealtà, correttezza, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza, tenendo conto del rilievo costituzionale e sociale della difesa rispettando i principi della corretta e leale concorrenza.
  2. L’avvocato, anche al di fuori dell’attività professionale, deve osservare i doveri di probità, dignità e decoro, nella salvaguardia della propria reputazione e della immagine della professione forense.

Art. 53 – Rapporti con i magistrati

  1. I rapporti con i magistrati devono essere improntati a dignità e reciproco rispetto.

Il mio moto di sdegno nulla ha a che fare con l’orientamento politico più o meno malcelato del collega, la questione comunque la si pensi e qualunque siano le proprie idee, è legata a profili di correttezza, opportunità, dignità e decoro della professione. In questo caso, a mio avviso, è stato ampiamente travalicato l’ambito tutelato costituzionalmente della critica per approdare nel campo dell’intollerabile attacco alle istituzioni della nostra democrazia.

Proprio nel rispetto delle regole che soprattutto nei momenti più bui ( e questo lo è) devono lumeggiare tutti noi, ho ritenuto di avviare le procedure affinché il Consiglio degli Ordini degli Avvocati competente possa valutare la violazione dei principi deontologici della nostra professione.

A tutti gli avvocati che la pensano come me e che si sentono offesi da un collega che oltrepassa quei limiti che tutti siamo tenuti ad osservare, chiedo di mandarmi una mail ( emanuelatrimarchi@gmail.com ) indicando l’eventuale adesione all’esposto collettivo che verrà presentato all’ordine degli avvocati di competenza, previo avviso all’interessato, ex art. 38 Codice deontologico.

avv. Emanuela Trimarchi

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